28/02/2020
La conferenza Stato-Città, riunita il 27 febbraio al ministero dell’Interno, ha dato parere favorevole allo slittamento al 30 aprile dell’approvazione per i Comuni dei bilanci di previsione 2020. Il rinvio della scadenza di un ulteriore mese per i conti di Comuni, Province e Città metropolitane, nasce dall’emergenza Coronavirus.

L’idea iniziale era quella di riservare la proroga ai territori più colpiti dal problema, ma alla fine ragioni di semplicità tecnica hanno spinto a un rinvio generalizzato. Che torna utile a molte amministrazioni alle prese con le tante incongite legate soprattutto alle novità tributarie di quest’anno.

Perché a differenza del passato lo spostamento del termine entro il quale approvare il bilancio preventivo ha un effetto composito sulle scadenze tributarie. Non cambia la scadenza per le tariffe della Tari, fissata già dalla legge al 30 aprile, e per la nuova Imu, che va definita entro il 30 giugno. Ma sposta a fine aprile i termini entro i quali aggiornare i regolamenti comunali, operazione che quest’anno è resa di fatto obbligatoria e più complessa del passato proprio dalle nuove regole del Fisco locale. L’effetto automatico di trascinamento si verifica poi per i cosiddetti tributi minori, dall’imposta di pubblicità all’occupazione del suolo pubblico, che le amministrazioni locali potranno quindi ritoccare entro fine aprile.

A imporre di rimettere mano ai regolamenti è prima di tutto la riforma della riscossione. Le regole locali vanno adeguate alla disciplina dell’accertamento esecutivo, chiamato a tagliare i tempi della riscossione delle entrate che i contribuenti non versano spontaneamente, e devono occuparsi della scansione delle rate dei debiti tributari, per non far scattare in automatico le norme nazionali.